Poesia
Manzo al vino- di Marcel Prevost
Mettere in un tegame di terracotta per stufato 3 kg di controgirello legato con uno spago, adagiato su una libbra e mezza di pancetta di maiale freschissima: ponete tutt’intorno otto teste di scalogno, due belle cipolle tagliate in quattro pezzi, due carote e un mazzetto di odori: condite abbondantemente e ricoprite la carne con del buon vino rosso e due calici di Armagnac. Coprite con un foglio di carta che legherete al tegame, e poi con il coperchio dello stesso. Fate cuocere a fuoco medio per un’ora e mezza, indi molto dolcemente per ventiquattro ore, mescolando di tanto in tanto, per sicurezza. Togliete il foglio di carta un’ora prima di servire, sgrassate l’intingolo e servite con la pancetta sminuzzata attorno alla carne.
Marce Prevost, pubblica le sue prime opere nel 1881, mentre era ancora impiegato al Ministero. Eletto all’Acadèmie Française nel 1909 dirigerà dal 1922 la “Revue de France”, presiedendo anche la Societè de Gens de Lettres.
Risotto romagnolesco di Giovanni Pascoli
Amico, ho letto il tuo risotto in…ai!
È buono assai, soltanto un po’ futuro
con quei tuoi “ tu farai, vorrai, saprai”
Questo, del mio paese, è più sicuro
perche’ presente. Ella ha tritato un poco
di cipollina in un tegame puro.
V’ha messo il burro dal color di croco
e zafferano, (è di Milano!) a lungo
quindi ha lasciato il suo cibrèo sul fuoco.
Tu mi dirai: “Burro e cipolle?”. Aggiungo
che v’era anche qualche fegatino
di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.
Che buon odore veniva dal camino!
Io già sentiva un poco di ristoro
Dopo il mio greco, dopo il mio latino!
Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;
ha lasciato covar chiotto chiotto
in fin c’ha preso un chiaro color d’oro.
Soltanto allora ella v’ha dentro cotto
Il riso crudo, come dici tu.
Già suona mezzogiorno…ecco il risotto
Romagnolesco che mi fa Mariù.
Della passione profana del poeta, che non disdegnava qualche buon manicaretto, specie se preparato dalla sorella Mariù, abile cuoca, ci rimane un poemetto giovanile, ed è una gara sui risotti, in punta di rima in cui l’amico Augusto Guido Bianchi gli parlava di risotto alla milanese a cui Pascoli rispose con un’ode al risotto romagnolo.
Tratto da “Le Muse in cucina” Ed.Excelsior 1881