Musica
Lingue di passero- di Ruggero Leoncavallo
Prendere di quella pasta conosciuta sotto il nome “lingue di passero” oppure “trenette” e farla cuocere in abbondante acqua salata fino a giusta cottura, meglio ancora al dente.
Toglierla dal fuoco, scolarla bene, e versarvi un condimento di olio bollito con aglio, acciughe salate, capperi e olive. Versare uno strato d’olio sul fondo di una padella e metterla al fuoco.
Quando l’olio fumiga, lo si cosparge di pane grattugiato e subito vi si versa la pasta gia’ condita.
Il pane grattugiato si appiccica alla pasta e fa la crosta come una frittata. Si abbia cura di agitare la padella di tanto in tanto e si ripeta l’operazione, quando, aiutandosi con un piatto, si sara’ rivoltato il contenuto in modo che si formi la crosta anche dall’altra parte. Far scolare bene l’olio e servire caldo.
Autore dei Pagliacci e del Vesti la giubba, che registrata da Enrico Caruso fu il primo disco al mondo a toccare il milione di copie vendute, Ruggero Leoncavallo arrivò a Milano nel 1888 dopo aver soggiornato a Bologna, in Egitto e a Parigi.
Insalata alla Rossini- di Gioacchino Rossini
Prendere dell’olio di Provenza, senape inglese, aceto francese, un poco di limone, del pepe e del sale, sbattere bene insieme il tutto, poi aggiungere alcuni tartufi tagliati a pezzettini, che danno al condimento una tale fragranza da prolungare l’estasi del goloso.
Il Cardinale segretario di Stato, del quale ho fatto conoscenza in questi ultimi giorni, mi ha dato per questa scoperta la benedizione apostolica.
In cucina, oltre ai famosissimi Tournedos, che devono il loro nome a una celebre battuta di Rossini ad un cuoco che non osava prepararli di fronte a lui e ai suoi commensali “ebbene, fatelo girandovi dall’altra parte, tournez moi le dos”, le spcialità di Rossini erano l’insalata benedetta, la crema di beccacce, la crema di castagne, le noccioline di semolino, la spuma di prosciutto e pollo e i rognoni al tartufo, che era la sua grandissima passione, e poiché la sua cucina era soprattutto a base di tartufi, allora assai rari in Francia, spesso chiedeva ai suoi amici di spedirglieli dall’Italia, così come da Napoli si faceva spedire i maccheroni, da Milano il panettone, da Gorgonzola il formaggio