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Nell'autunno quanta e quale quantità di frutti si mangiano...
Inserito il 14 novembre 2008 alle 20:31:27 da ..

Della uva., dell'agresto, della sapa de' sugoli...

Della uva.

Abbiam noi di più di molte altre nazioni l'uva, le qualità della quale è grandissima, perché, oltre alle già nominate, abbiamo la torbiana, l'albana, la tosca, che fanno generosi e ottimi vini, e poi la rossetta, la pignuola, la marzemina, la duora e altre infinite e di diverse qualità di sapore, di colore e di bontà. Laonde, pensando bene sopra ciò, truovo che, quando nella patria mia non si logorasse cotanta quantità di questo prezioso e dolce frutto, quanta in diversi altri usi oltre quel del vino vi si consuma, san certo che il vino non vi varrebbe nulla, o tanto poco che sarebbe uno stupore; conciosia cosa che, con tutto quello che vengo di dire, oggi ancora molto poco vi vaglia. E che ciò sia il vero, posso con buona coscienza affermare, che ho udito più volte uomini proferirisi di dare ad un uomo, che civilmente si beva, a bere per quattro scudi d'Italia l'anno. Il che non credo che qui niuno ardisse di dare bira a bere ad un par mio per così poca moneta tutto un anno. Ma per quello, che di questo son qui per dire, la verità di quanto io dico meglio apparirà. Dico adunque che, oltre a quella che mangiano gli uccelli e gli animali terrestri, che non è già poca, quali sono i buoi, le pecore, i porci, le galline e i cani, ne viene dagli uomini mangiata una non credibil quantità, tanto di verde quanto di secca.

Dell'agresto.

 

Appresso, non si crederebbe la quantità grande che in farne l'agresto si spenda, essendo che, per non esser matura, non abbia tanto succo quanto ha quando è matura; né è famiglia veruna, che non facci almeno un barile quali son questi della bira.

Della sapa.

Oltre che in farne la sapa, che altri chiamano vino cotto, e il sapore d'uva, nelle quali due cose pur molta quantità se ne logora, se ne fa ancora una maniera di mostarda che non ne guasta poca.

De' sugoli.

Quando poi ne facciamo i vini, che tutti nella città gli facciamo conducendo di villa l'uva intiera nello sgualcirla, pigliamo non così poco, come altri crederebbe, del mosto anzi che abbia bollito e che vi si sia una goccia d'acqua posta, e ne facciamo, cocendolo con un poco di fior di farina, un mangiare che chiamiamo sugoli, ne' quali assai mosto si consuma, perciò che i poveri artigiani che non han poderi, subito che veggono condur l'uva a' gentiluomini loro vicini, corrano con boccaloni a pigliar del mosto, e gran vergogna sarebbe a quel tale il ricusare di dargnene. E so essere a tale avenuto d'averne, d'un carro, dato poco men della metà. Se adunque nella nostra Lombardia s'usasse, come in Francia, ma vie più nella Magna s'usa, cioè di mangiarne pochissima, perché, acciò che niuno sia ardito di pigliarne dalle vigne loro un grappo e acciò che non se ne me mangi subito che comincia niente a maturare, da' magistrati son posti publici guardiani che dì e notte le vigne loro guardino, li quali severamente chi si sia tanto baldanzoso di spiccarne un grappo puniscono: se ciò, dico, appo noi s'usasse, certo del vino non si troverebbe denari; e tutto che tale usanza appo noi non sia, anzi sia licito a qualsivoglia viandante di spiccarne quanto può mangiare e può sopra di sé portar via da que' rami che sopra la strada maestra arrivino, e che a Vinezia ne vadino molti burchi di vino, e che se ne consumi la tanta quantità ho dimostrato, nondimeno spesso aviene che, per la gran copia di simigliante frutto e per la scarsità delle botte da serbare il vino, si dia tanto vino quanto tien la botte che altri piglia ad impresto. Ritrovandomi io nella Magna nella mia gioventù, fui una volta da una graziosa giovane invitato ad andare nella sua vigna con altri giovani a vendemiare, essendo questo riputato favor non picciolo; e veggendomi ella alcune volte mangiarne, mi diceva con una pietosevol voce: - Deh, non ne mangiate, ma serbiamla a fare il vino! - E il contrario s'usa da noi, perché, se in quel tempo per colà passa terrazzano o straniero senza a' vendemiatori ne domandi, contro a lui si corucciano e d'ingiuriose parole lo 'ngiurano; ma chiedendone loro, non pur volontieri gliene danno, ma ancora di ciò lo ringraziano. E se in que' smisurati caldi alcuno domanderà a que' contadini acqua da bere, quelli gli rispondrà: - L'acqua, signor mio, fa marcire fino i pali delle siepi; del vino io vi darò volontieri. - E se il signor baron Giovanni North fosse oggi vivo, ciò che dico senza colla confesserebbe, come quelli a cui sul Bresciano una tal cosa avenne l'anno di Cristo 1575, il quale andava sotto la cura mia a veder la vaga Italia, del qual modo di fare restò egli anzi che non stupefatto e tale amorevole uso lodò molto. Non dico niente della gran quantità d'uva che a' palchi delle camere appendiamo per averne di verde per poco tutto l'anno.


 
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