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Nell'autunno quanta e quale quantità di frutti si mangiano...
Inserito il 14 novembre 2008 alle 20:31:27 da ..

Delle pesche o persici. e De' fichi frutti...

Delle pesche o persici.

Intorno a mezzo la precedente stagione o poco prima cominciano a venir le pesche o persichi, che per tutto il settembre durano e parte d'ottobre. Questo è delicatissimo frutto, e ordinariamente crudo si mangia; e alcuni nol mondano, ma col tovagliuolo od altro panno nettano bene la sua scorza e perciò allegano un motto che dice:

All'amico monda il fico
ed il persico al nimico.

E perché alcuni vogliono che, come egli è grato alla bocca, che così sia al corpo poco sano, onde, per giucare al sicuro, que' tali se ne fanno in ottimo vino zuppe, perché vogliono che il vino lievi ogni rea qualità, quando pure ve ne sia; ché io, per me, credo che così faccino più per golosità che perché in conto alcuno offendano; ben so che son molto migliori col vino. Altri ne rinvolgono in carta bagnata a cuocer sotto le ceneri ben calde, né son già cattivi. Se ne condiscono molti in zucchero, e ne fanno una pasta anzichenò dura, che chiamano persicata; e altri tutti intieri in zucchero pur gli condiscono, che son fuori di modo buoni; e le nostre donne di villa ne seccano ancora buona quantità, aperti pel mezzo e trattone i nocciuoli loro, che si mangian poi nella quaresima.

De' fichi frutti.

Or qui non è da tralasciar di ragionare de' fichi frutti o communi, de' quali in simil tempo quantità diversa e grande abbiamo, li quali mangiamo crudi. In Lombardia se ne seccano pochi, ché più si fa in altre province d'Italia. I secchi adunque soli son buoni, ma con le màndole son migliori. Altri di questi e delle màndole pelate e intiere ne compongono quantità assai grande in forma d'un formaggio, che conservano per la quaresima, che riesce composizione assai buona. Per maturar la tosse nello 'nverno acquistata dall'essersi l'uomo riscaldato e subito raffreddato, i fichi secchi buoni e non rancidi, arrostiti al fuoco e mangiati quando si [va] per dormire a coricare, giovano fuor di modo.


 
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