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Il Rinascimento gastronomico in Italia |
Il Rinascimento gastronomico in Italia
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L’Italia nel XIV secolo era un paese politicamente frammentato ma notevolmente ricco grazie ai commerci sul Mediterraneo, che facevano il tramite tra il mondo musulmano e il mondo cristiano. Venezia, la regina dei mari, contendeva il primato a Firenze, metropoli della finanza, e al grande porto di Genova, mentre Roma, la citta’ eterna, rifulgeva di rinnovato splendore dopo il ritorno dei pontefici dalla “babilonica attivita’ avignonese”. I principi, i nobili e i grandi mercanti delle signorie italiane possedevano la ricchezza e il potere necessari per far rinascere la cultura e le scienze. |
L’arte culinaria, dopo aver raggiunto il suo apice nell’antica Grecia e nella Roma imperiale, era poi regredita notevolmente; ora pero nell’Italia del XIV secolo c’erano tutte le premesse per una rinascita gastronomica. Gli eruditi ripresero a studiare i vecchi libri di cucina come quelli di Apicio, che generazioni di monaci avevano pazientemente ricopiato, mentre si recuperavano le ricette e i metodi di cottura dell’antica Roma con un piacere della sperimentazione inusitato. Il commercio con gli Arabi aveva introdotto nuovi ingredienti, mentre la ricchezza permetteva di utilizzare questi prodotti se non con proprio con dovizia almeno con maggiore frequenza. I cuochi iniziarono a imitare la cucina araba seguendo le indicazioni dei loro signori, che avevano conosciuto l’ospitalita’ orientale a Damasco o a Alessandria.
Tuttavia, alla radice della rinascita gastronomica italiana c’era pur sempre il medesimo smisurato appetito che aveva caratterizzato i ricchi del Medioevo: la quantita’ contava piu’ della qualita’.
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