Sapere Sapori
 
  Articoli     
 
Log in
Login
Password
Memorizza i tuoi dati:


Iscritti
 Utenti: 702
Ultimo iscritto : lmorosin
Lista iscritti

Visitatori
Visitatori Correnti : 2
Membri : 0

Per visualizzare la lista degli utenti collegati alla community, devi essere un utente registrato.
Iscriviti

 
dell'itinerario gastronomico per l'Italia
Inserito il 09 febbraio 2007 alle 22:00:29 da ..

dell'itineraio gastronomico per l'Italia

tratto dal "Bariletto" di Ortensio Landi

Io mi persuado di aver veduto l’Italia piu’ diligentemente di lui (riferimento ad un altro personaggio col quale l’Autore immagina di aver conferito in precedenza) ne’ guari è che partito ne sono, dil che assai e non poco me ne pento e ne saro’ dolente finche’ io vivo: Veramente ti porto grande invidia, imperoche’ fra un mese, se i venti non ti fanno torto, giungerai nella ricca isola della SICILIA e mangerai di que’ maccheroni i quali han preso il nome dal beatificare (dal greco “beato”): soglionsi cuocere insieme a grassi capponi e caci freschi da ogni lato stillanti di butirro e latte, e poi con liberale e larga mano vi soprapongono zucchero e cannella della piu’ fina che trovar si possa: ohime’, che mi vien la saliva in bocca sol a ricordarmene! Quando io ne mangiava mi dolevo con Aristoxeno che Iddio non m’avesse dato il collo di grue perche’ sentissi nel trangugiarli maggior piacere, mi doleva che il corpo mio non si facesse una gran capanna. Se ‘l ti vien comodo di far la Quaresima in TARANTO, tu diventerai piu’ largo che longo, tanto e’ la bonta’ di que’ pesci, oltre che si cucinano, e con l’aceto e col vino, con certe erbicine odorifere e con alcuni saporetti di noci, aglio e mandorle. :a quanta invidia ti porto ricordandomi che tu mangerai in NAPOLI quel pane di puccia (cruschello) bianco nel piu’ eccellente grado: dirai questo e’ veramente il pane che gustano gli agnoli in Paradiso; oltre che a quel di puccia vi se ne fa di un'altra sorte detto pane di sant’Antemo in forma di diadema, ed e’ tale che chi vi desidera con esso companatico e’ ben re di golosi; mangerai vitella di SURRENTO, la quale si strugge in bocca con maggior diletto che non fa il zucchero; e che maraviglia e’ se e’ di sì grato sapore, poiche’ non si cibano gli armenti d’altro che di serpillo (sermollino, timo), nepitella ( pianta aromatica), rosmarino, spico ( spigonardo, radice di sapore aromatico), maggiorana, citronella, menta e altre simili erbe; tu sguazzerai con que’ cacicavallucci (piccoli caciocavalli, formaggi a pasta dura fatti con latte di vacca) freschi, arrostiti non con lento foco, ma prestissimo, con sopraveste di zucchero e cinamomo (cannella). Io mi struggo sol a pensarvi: vedrai in NAPOLI la Loggia detta per soprannome de’ Cavalieri ( luogo del mercato) piena di tutte quelle buone cose che per ungere la gola desiderar si possano; mangerai in NAPOLI di susameli ( involtini con ripieno), mostaccioli (dolcetti di farina e mosto), raffili, pesci, funghi, castagni di zucchero, schiacciate di mandole, pasta reale, conserve rosate ( conserve di frutta profumate con acqua di rose), biancomangiare; sarannoti rappresentati de buoni caponi, fa che tu alizi, propizi, e non coseggi ( verbi coniati dall’Autore dai sostantivi ali, groppa, coscia), cioe’ mangia l’ali e il groppone, e lascia star le coscie, se brami coscie piglia coscie de pollastri e ali di capone e spalle di montone; e questi son tre buoni bocconi desiderati in ogni luogo; gusterai quelle per coche ( pesche cotogne) da far risuscitare i morti. Mancherai (mangerai) in SIENA ottimi marzapani, gratissimi bericoccoli (albicocche) e saporitissimi ravagiuoli ( formaggini freschi di forma schiacciata). Se n’andassi in FOLIGNO assaggereste semi di popone confetto (candito) piccicata (confettini zuccherati ai semi di anice) e altre confetture senza paragone: Troverai in FIRENZE caci marzolini, oh che dolce vivanda, oh che dolce sapore ti lasciano in bocca! Dirai: io non vorrei esser morto per millanta scudi senza aver provato s’ delicato cibo; mangerai del pan pepato (pane dolce con aromi), berlingozzi (croccanti) a centinaia, zuccherini a migliaia e berai del trebbiano non inferiore al greco di Somma ( vino di Somma Vesuviana). Vatene a PISA dove si fa un biscotto che se di tal sorte se ne facesse per le galee non vorresti far tua vita altrove.; poco lontano da PISA in un luogo detto Val Calci ( valletta sul versante meridionale del Monte San Giuliano), mangerai le migliori ricotte e le piu’ belle che mai si vedessero dal Levante al Ponente. In LUCCA essendo, oh che buona salsiccia, o che grati marzapanetti ti fieno dati!. Se gusti del Tramarino di San Michele ( sembra che l’Autore accenni ad un vino) non te ne parti mai: egli ha la proprieta’ all’acqua di Poggioreale ( Borgata nei dintorni di Napoli). Non mi voglio scordar d’avvertirti che in BOLOGNA si fanno salsicciotti i migliori che mai si mangiassero; mangiansi crudi, mangiansi cotti e a tutte l’ore aguzzano l’appetito, fanno parere il vino saporitissimo, ancor che svanito e sciapito molto sia: benedetto chi ne fu l’inventore, io bacio e adoro quelle virtuose mani; io ne solevo sempre portar nella saccoccia per aguzzar la voglia del mangiare, se per malaventura svogliato me ritrovava. Che ti diro’ della magnifica citta’ di FERRARA unica maestra nel far salami e confettare (confezionare) erbe, frutti e radici? Dove berai l’estate certi vinetti, detti Albarelle (vini leggeri), non si puo’ bere piu’ grata bevanda; vi si godeno di buone ceppe ( pesci di mare), sturioni e buratelli, e fannosi le miglior torte al mondo; desiderava io venisse la giobba (giovedi’) e la domenica piu’ sovente del consueto per empirmi la pancia di torta. Averai in MODENA buona salsiccia e buon trebbiano. Se ti verra’ disìo di mangiare perfetta cotognata, vatene a REGGIO alla Mirandola e a Correggio, ma felice te se giungi a quel cacio piacentino il quale ha il merito di esser lodato dalla dotta penna del conte Giulio da Lando (scrittore piacentino del sec. XVI) e dal signor Ercole Bentivoglio (poeta bolognese), mi ricordo di aver mangiato con esso, mentre in PIACENZA fui, certe poma dette calte (mele con profumo di calendola) e un uva chiamata diola e trovarmi consolato come se mangiato avessi un perfettissimo fagiano. Usasi anco in piacenza una vivanda detta gnocchi con aglio, la quale risusciterebbe l’appetito a un morto. Se avviene che passi per LODI, Dio buono, che carni vi mangerai, ti leccherai le dita ne’ mai ti chiamerai satollo; ma vorrei esser nella tua pelle quando arriverai a quelle minute pescagioni di Rinasco. Goderai in Milano il cervelato (tipo di salsiccia) del Peragallo (borgata della Brianza), cibo re dei cibi, col quale ti conforto mangiar delle offellette e bervi dopo della vernaciuola. di Cassano, d’Inzago e d’Avauro; goderai certi verdolini della buona delli arrosti; non ti scordar la luganiga sottile e le tomacelle (salsicce) di Moncia (Monza), non le trotte di COMO, non li agoni di LUGANO, non le erborane e fagiani montanari che dai deserti dei Grisoni a CHIAVENNA capitar sogliono; non anche i maroni (castagne) chiavennaschi, non il cacio di Marengo (val Manenco). Averai in PADOVA ottimo pane, vino berzamino, luzzatelli (piccoli lucci) e ranocchie perfette. Non ti debbo dire delli popoli chiozzotti? Delle passere, delle orate, ostreghe, cappesante e ceffali viniziani? Averai similmente in Vinezia cavi di latte (panna montata)e dolce e ottimo pesce in gelatina che di Schiavonia addur si sole. Io vado per la memoria ricercando a mio potere tutte quelle cose che gustevoli parute mi sono, accioche’ di cosa alcuna non rimanghi defraudato e il mio giudizio lodi non le cose appartenenti alla gola. Buoni vini avrai nel Frioli, migliori di VICENZA, dove anco mangerai perfettissimi capretti. Tacero’ dirti de’ carpioni de Garda? Goderai a TREVIGI trippe e gamberi del Sile, de’ quali quanto piu’ ne mangi piu’ ne mangeresti. Capitando in BRESCIA troverai la vernaccia di Celatica (borgata di Brescia) moscatelli superiori alli Bergamaschi e alli Brianceschi. Vi mangerai una vivanda detta in lor linfua “fiadoni” (paste ripiene) belli da vedere, grati al gusto odoriferi piu’ che l’ambra e piu’ che il muschio, morbidi al tatto, confortano il stomaco, danno vigore ai sensi, ristorano le forze, son facili da digerire ne’ punto aggravano. Ma son certo che non farai ritorno nell’amata patria che GENOVA non veggi, io ti avviso che si fan torte dette gattafure (torta di formaggio) perche’ le gatte volentieri le furano, a me piacquero piu’ che all’orso il miele. Oh…le pere moscatelle!! De’ buoni fichi e delle schiacciate fatte di pesche e di cotogni, berrai moscatello di Tagia, tanto buono che se in un tinaccio di detto vino mi affogassi parerebbemi far una felicissima morte.

Ortensio Landi, nato nel 1512 a Modena e morto a Venezia nel 1553. Fu medico, letterato e visse vagabondo da una citta’ all’altra dell’Europa Il commentario delle piu’ notabili e mostruose cose d’Italia e d’altri luoghi Con un breve catalogo degli inventori delle cose che si mangiano e bevono, nuovamente ritrovato.


 
  Piemonte >>

 
In evidenza
   
   


Cibo nella storia :
L'Antica Roma a tavola
Il rinascimento gastronomico

 
   
Menù Tradizionale:
Mantova
 
      I nostri menù per San Valentino  
 

 

San Valentino 2007
San Valentino 2008
San Valentino 2009

 
 


     
 

Dicono di noi :
Da un nostro amico
Dal Blog

 
     


I preferiti

 
 © AspNuke 
Contattami
Realizzato con ASP-Nuke 2.0.6
Questa pagina è stata eseguita in 6,347656E-02secondi.
Versione stampabile Versione stampabile